La Libertà è partecipazione

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Dice il saggio...

(Aforismi, citazioni e  curiosità

 

Che epoca terribile quella in cui degli idioti governano dei ciechi

(William Shakespeare - Re Lear)

 

 

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Ambiente e Territorio

Perchè difendiamo il bosco del Bacin

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Perchè difendiamo il bosco del Bacin

Interessante e crudo documentario su come l'uomo sta distruggendo il suo habitat nel nome del progresso e della globalizzazione

Ci sentiamo di raccomandare la visione soprattutto ai ragazzi delle scuole elementari e medie è  veramente istruttivo.

 

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Ultimo aggiornamento Lunedì 09 Maggio 2011 19:46

Vittuone beach

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Negli anni ’60 i giovanotti che amavano i Beatles e i Rolling Stones lo chiamavano proprio cosi: “Vittuone Beach”, ma per tutti i Vittuonesi da sempre era il Bacin. Un piccolo puntino insignificante disperso nelle centinaia di chilometri della rete di canali iniziata fin dall’800 dal grande Eugenio Villoresi, ma per la nostra gente surrogava le spiagge di mari ancora troppo lontani e inaccessibili ai più.

Consisteva in una buca abbastanza regolare, lastricata di pietre, larga qualche metro e lunga una ventina. L’acqua vi entrava rumorosa attraverso una chiusa comunicante con il canale, ma subito si acquietava avviandosi placida verso lo sbarramento posto alla fine, sopra il quale tracimava formando una piccola cascata. Le sponde erano coperte di ciuffi d’erba e, appena discosto, un boschetto di robinie offriva riparo all’ombra.

Ed era lì che si sedeva il Don Giuseppe, accaldato ed esausto dal viaggio in bicicletta. Già perché il Bacin era la meta più ambita dai ragazzi dell’oratorio feriale, e anche quando il tempo era incerto il prete era costretto a mettersi in marcia pur di togliersi il fastidio di quella piccola folla che cercava in tutti i modi d’impietosirlo.

Il tragitto non era privo di pericoli e al Don Giuseppe non restava che affidarsi a Domineddio, non avendo altra possibilità di controllare quella fila di biciclette che correva chiassosa, a testa bassa, incurante di eventuali insidie che si potevano nascondere dietro ogni curva.

L’ostacolo più rischioso era l’attraversamento della ferrovia. Il passaggio non era custodito e nulla rivelava l’arrivo di un treno se non si aguzzava la vista e l’udito. E allora Il Don Giuseppe, con tutta la sua autorità e promettendo castighi, si apriva un varco per passare in testa e bloccare il gruppo al limitare della massicciata. Qualcuno si offriva di appoggiare l’orecchio sui binari (lo facevano gli indiani nei film western per sentire le vibrazioni), ma l’organo uditivo in questione veniva torto fino a diventare bluastro e al suo proprietario non restava che desistere. La responsabilità era tutta del buon pastore, pover’uomo, e così, dopo aver ottenuto che l’unico rumore fosse quello della brezza tra i pioppi, si piazzava in mezzo ai binari e ci faceva sfilare come grani di un rosario.

Dopo lo scampato pericolo e ancora un buon tratto sterrato tra i campi, finalmente si arrivava. Le biciclette venivano abbandonate ovunque, mutande e magliette volavano come stracci, il prete provava a sgolarsi con le ultime e inascoltate raccomandazioni, ma le prime avanguardie erano già in acqua tra spruzzi e grida e a lui non restava che slacciarsi il colletto rigido e abbandonarsi sulla sedia sotto le robinie.

Forse Dio aveva davvero un occhio di riguardo per quei bambini, perché non ricordo incidenti particolari, qualche graffio o qualche taglio, magari anche doloroso, ma niente di più. Ricordo invece come in quei giochi nell’acqua ognuno fosse se stesso, fuori da ogni controllo o protezione o condizionamento, erano momenti rivelatori di coraggio e paura, di timidezza e sfrontatezza, d’intelligenza e stupidità, di razionalità e testardaggine. Imparavi a riconoscere chi gareggiava con lealtà, chi istintivamente era portato a imbrogliare, imparavi a diffidare di chi si organizzava in piccole bande che ti assalivano a tradimento per cacciarti sott’acqua fino a farti piangere. Una specie di scuola di vita dunque, e pensare che l’Ingegner Villoresi lo aveva progettato per irrigare il mais e l’erba medica.

Adesso il Bacin è un rudere dimenticato, ma se ci andate prima che lo seppelliscano per sempre provate a stare in silenzio: il gorgoglio del canale è rimasto uguale ad allora, chiudete gli occhi e concentratevi, sentirete gli schiamazzi dei ragazzi, i rimbrotti dei preti, le chiacchiere dei grandi che al sabato pomeriggio si portavano la saponetta e lo shampoo. Decenni di storia, la nostra.

 

Giuseppe Colombo

Ultimo aggiornamento Mercoledì 30 Marzo 2011 15:49

Presidio al bosco del Bacin

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Il Bosco del Bacin

Fai click sull'immagine per visualizzare l'album sul presidio al bosco del bacin

Ultimo aggiornamento Martedì 22 Marzo 2011 13:49

I nostri fontanili

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Clicca sull'immagine per assaporare l'ambiente dei fontanili vittuonesi

Durata del video 34 minuti

Ultimo aggiornamento Mercoledì 02 Gennaio 2013 20:38
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